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Strange days

  • www.flickr.com

December 06, 2005

Breaking the silence: some questions to the UAE Flickr users

posted by Benjamino, here.

Hi everyone.
As you can see in my stream, I've been one of the first people who have joined the protest against Etisalat.
(And I say that just to let you know what has been my first attitude in front of this issue).
I've just read a great number of comments concerning the block on flickr in this and in other forums.

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December 05, 2005

Tag revolution, Shi Tao, Yahoo e Flickr

(Sintesi di una lettera inviata ad Alberto Puliafito, in previsione dell'eventualità di non poter essere presente a una puntata di radionation su tag revolution e libertà. Nel frattempo Alberto, dopo qualche indagine, ha scritto questo, che invito a leggere: è probabile che il banale sistema descritto nelle righe che seguono venga utilizzato per una protesta, e invito gli interessati a scrivermi in mail oppure a contattarmi via flickr)

La tag revolution, polirematica inedita e un po’ farsesca, è stata semplicemente testata per la questione flickr/Emirati Arabi, ma prima di sobillare gli animi, per dirla con ironia, e prima di strepitare troppo contro il sacrilegio della Giustizia devo cercare di capire alcune cose.

Una premessa: sono da lungo tempo in contatto epistolare con un gruppo di Dubai, un allegro drappello di studentesse universitarie di un corso d'arte.
Primo dubbio: io non sono affatto sicuro che il concetto di libertà delle mie amiche di Dubai sia in alcun modo affine al mio, al punto che abbiamo deciso, tempo fa, che libertà e politica sarebbero diventati l'argomento del giorno, tutti i giorni. Da Sartre a Orwell, tutti autori che, mi par di capire, a Dubai si possono leggere solo grazie ad amazon.com (e che non avevano mai sentito nominare), i punti di intesa sono pochi, e riguardano esclusivamente la prassi: fatto grave, se non gravissimo. Intendersi sulla prassi e non intendersi sulla teoria, per quanto possa essere vago il concetto di libertà, significa davvero non avere idea di cosa si possa pretendere, di cosa ci si debba aspettare dai propri uomini politici e di quali diritti vadano reclamati: ed in nome di che.

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November 29, 2005

The tag revolution - LIbertà: Un intervento interessante

Riporto testualmente un commento dal mio photostream, in inglese, senza cambiare una virgola.

Ivan,

While I think the UAE practice of blocking flickr is highly questionable, it's also clear that Yahoo/Flickr are pretty far from being bastions of free speech themselves. The people in the UAE are not suffering terribly from not being able to browse Flickr, which is really just an entertainment site with small pockets of porn and even smaller pockets of serious political expression. There aren't any UAE residents, to my knowledge, being thrown in jail for expressing political messages on Flickr. A case can be made that Yahoo/flickr hasn't done enough to keep harmful material away from minors. What's far more important is to highlight and protest Yahoo!/Flickr's providing of information to the Chinese authorities leading to the imprisonment of Shi Tao for 10 years for revealing warnings made to Chinese newspapers about coverage of the 15th anniversary of the Tiananmen Square massacre. Yahoo!, the company we support with our $$$, is also infamous for censoring its search results in China. Yahoo/flickr clearly does NOT represent free expression where it counts-- the company is helping truly oppressive governments eliminate legitimate reporting and its actions directly lead to the imprisonment of its own users. So... people who are truly serious about free expression should stop giving Yahoo! their money. Spread the word about Shi Tao (more info from Reporters Without Borders and the BBC.) Close your Pro accounts in protest like Stephen Shephard did. Write to Stewart and Caterina (flickr founders) and ask that they resign in protest-- unlike many Yahoo! workers they can afford to resign and such action would send a strong message to Yahoo! management. Even if it is uncomfortable because our friends are working there, we have a responsibility to speak up loudly against Yahoo/flickr as it is our financial support of the company which contributes in part to the company's oppression in China. Why should we help Yahoo/flickr get access to more customers in the UAE, when Yahoo/flickr is helping oppressive governments throw Yahoo/flickr users like us in prison for simply reporting the truth? Complaining about the UAE's standard of decency won't help anyone, but hitting Yahoo's bottom line is a surefire way to make a truly meaningful difference. Yahoo!, flickr's parent company, helped put this Chinese reporter in prison for simply reporting the news. Join the Free Shi Tao (Yahoo!'s political prisoner) group and spread the word!

November 28, 2005

The tag revolution e Unità di crisi - aggiornamenti

Prima di una lunga (doverosa e richiesta) postilla sulla Tag revolution, denominazione insolitamente austera di un'idea banale ma efficace, qualche aggiornamento:

c'è qui una petizione da firmare (sarebbe importante anche farla girare), dal titolo vagamente retorico, ma dal contenuto chiaro, almeno per quanto riguarda gli obiettivi minimi (si rifiutano certi provvedimenti, qualunque siano i motivi: e gli autori);

qui, a cura di Tsunami, c'è una traduzione in italiano della petizione (più alcune utili informazioni), consiglio di leggere il post;

della libertà negli Emirati Arabi discuterò nei prossimi giorni con alcuni ragazzi di Dubai, ma nel frattempo devo ringraziare Babsi, grande esperta di geopolitica oltre che grande scrittrice, per alcuni suggerimenti riguardo le correzioni da apportare al testo della petizione (che ancora nel tardo pomeriggio risentiva di un patriottismo sospetto);

la Tag revolution riparte in mattinata, nessuno ci rincorre: in attesa dell'opinione di qualche giornalista e delle risposte da parte degli amministratori di flickr;

su Unita di crisi, cambiando discorso (si dice che sia uno scrittore), c'è il secondo dei trenta monologhi di un romanzo impuro: "Amore mio, dategli le vacche..."

(Aggiornamenti in corsa...)

Di libertà (e Tag revolution) di parlerà alle 23.00 del 29 novembre su radionation, canale 1

Visual comment - A petition for UaE flickr block

the wall should not be able to stop the view of the sky anymore.

Please, consider this petition and the big protest for UaE flickr block

November 26, 2005

The tag revolution – Bollettino - Parte prima.

Premessa: flickr è una delle maggiori comunità online, basata sulla condivisione delle immagini, e serve, come amano dire gli stessi amministratori di flickr, decine di milioni di utenti.

Ieri notte mi scrive un'amica di Dubai: la compagnia telefonica Etisalat, un monopolio di fatto, ha deciso di impedire l’accesso a flickr a tutti i propri utenti. Le ragioni di questo provvedimento sono abbastanza ambigue. Era già accaduto in passato, ma in seguito a una protesta bene allestita, e con qualche trucco, la compagnia telefonica tornò sui propri passi entro pochi giorni, senza fornire grandi spiegazioni. In quel caso era stato bloccato solo il server principale di flickr, per mera insipienza di chi lavora alla Etisalat: ma non si può scommettere in eterno sull’idiozia altrui. Stavolta, infatti, si fa sul serio: si dice, perché ottenere delle informazioni vere e proprie pare impresa vana: mi affido agli amici di Dubai per cercare di capire cosa stia accadendo, ed eventualmente per organizzare una petizione che abbia un minimo di senso (la prima proposta di petizione, più che contenere istanze, conteneva un impresentabile aut-aut dal tono quasi mafioso, a cura di un gruppo di utenti di flickr sicuramente in preda ad eccitazione mistica).
Lancio l’idea di una protesta che viene subito raccolta dalla comunità italiana di flickr, e in particolar modo da JSP e da Beniamino: si parla a chiare lettere di strategia, e si cerca un sistema per inondare flickr di immagini di protesta, in modo che, per ore, sulla grande vetrina delle foto migliori (o più interessanti), quelle di cui far mostra, non appaiano altro che le stesse immagini di protesta. Successo pieno: quello che accade nel giro di dieci ore, a seguito dell’azione scoordinata ma efficace di alcuni intraprendenti folli, tra cui il sottoscritto, è una rivoluzione in miniatura: basta seguire questi link per rendersene conto:

Jean Sol

Benjamino

Roquentin

Ogni foto, nei commenti, rimanda a decine di altre foto, molte con centinaia di commenti, alcune con migliaia di visitatori, come si può constatare dai contatori; la serie dei rimandi è quasi impossibile da seguire: verso l’una di notte la vetrina di flickr mostra ai voyeur soltanto immagini di protesta: centinaia. Come si è potuto ottenere questo risultato? Inceppare un congegno automatico, in questo caso l’algoritmo di selezione, oppure sconvolgerlo per scopi politici una tantum, è una questione di logica e di nient’altro: sia dato un algoritmo che seleziona le foto migliori; sia dato almeno un individuo a conoscenza dell’algoritmo: c’è tutto quello che serve, basta agire. Su questo punto sarà opportuno ritornare a protesta conclusa (il vero successo, ottenere che gli utenti degli Emirati Arabi abbiano di nuovo accesso alla comunità, è ben lontano).

A cosa è servita, dunque, l’apparentemente frivola conquista della vetrina? A presentarsi presso gli amministratori di flickr con delle credenziali, per chiedere che venga pubblicata una segnalazione della protesta sul blog principale, che conta milioni di visitatori al giorno (in parole povere: a urlare ancora più forte e sperare in qualche giornalista di passaggio). Ho i miei dubbi che all’Etisalat si stapperebbero bottiglie di spumante, e non solo per prudenza intestinale o per tradizioni alimentari.

E’ in corso di stesura il testo inglese di una petizione, meno arrogante della prima, abortita sul nascere, e più efficace possibile.

Nel frattempo, credo sia il caso di riprovare con i visual comments, già testati, che sono un ottimo strumento per diffondere una notizia (non certo in Italia).

Una breve annotazione riguardo il titolo, the tag revolution: una delle idee fondamentali consisteva nel provare a coinvolgere gli utenti flickr nella protesta senza interpellarli direttamente (operazione impossibile), ma facendo apparire nella classifica dei tag più comuni delle ultime 24 ore tutte le parole chiave correlate con la protesta: facile, se si ha a disposizione da mesi un gruppo con centinaia di utenti, messo in piedi esattamente per questo scopo, e utilizzato solo in rare occasioni. Ha funzionato, e per adesione spontanea, in barba agli scettici, ai disfattisti, e a coloro che sostengono che il potere di un mezzo di comunicazione, qualunque sia il mezzo, è sempre e soltanto il potere dei potenti. Balle: allettanti balle per ratificare un’inerzia intellettuale che, da più parti, si consiglia come sistema di vita (a prescindere dall’eventuale fallimento della protesta, sempre molto probabile: ma non si scommette certo sapendo di vincere).
Seguiranno aggiornamenti e spiegazioni più dettagliate.

P.S.: in tutto ciò, naturalmente, non manca l’involontaria opera di ostruzionismo intellettuale di chi pensa che la rete sia fatta solo per l’esibizione di uno smisurato sé o per la vendita di monocoli per corrispondenza.

(segue qui)