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Strange days

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January 05, 2006

A Silvio Berlusconi: mini rassegna stampa

[rassegna stampa assolutamente parziale, che verrà aggiornata numerose volte]

Hanno linkato o riportato A Silvio Berlusconi e alla Nazione (discorso di un cittadino), in ordine casuale, ovvero nell'ordine ricavato dai referrers (mancono i miei, perché ho perso le statistiche):

Grillofiorentino;
Macchianera;
Lipperatura;
Gianni Biondillo su Nazione Indiana;
Bestiario;
Tsunami
;
Kinobit;
Alberto Puliafito;
Mirumir;
Babsi;
Beppe Grillo meetup;
Infandum;
Chetelodicoafare;

[ Updates nel corso della giornata ]

January 02, 2006

Unità di crisi, qualche novità.

Invito tutti i lettori di Unità di Crisi ad iscriversi alla newsletter (il box per l'iscrizione è nella colonna di sinistra, in bella vista).

January 01, 2006

A Silvio Berlusconi e alla nazione (discorso di un cittadino)

[  E' disponibile in download il video surreale di Alberto Puliafito ]

Caro Presidente,

il 2005 è stato un anno plutonico: dovrei aggiungere di merda, per esprimere l’effimero senza ignorare le esalazioni, che resisteranno fino al 2006;  dovrei aggiungere cari concittadini, ma l’elisir dell’uomo qualunque ha fatto evaporare il concittadino nella purissima essenza di un signorsì, e subito dopo in un valletto ammutolito: 60 milioni di palafrenieri per un solo cavaliere. Va tutto bene, non potrebbe andar meglio. Siamo protagonisti ovunque, e del resto non sono stato io a trasformare la politica in fiction. In realtà il concittadino non si è ancora estinto: si bea nel suo letargo, in attesa della scheda; ama le croci, e tutto si spiega: mi permetta di chiamarla Terribile Croce, signor Presidente.
Se tutto ciò che si legge non è immondizia abbiamo anche un ceto intellettuale, socialmente impegnato, politicamente maturo, e avvizzito da un servilismo secolare: la lunga convivenza con il privilegio, il diffuso mestiere dell’adulatore, hanno creato una forma di ottundimento caratteristica della società italiana, che potremmo chiamare, in breve, comunione dei lacché. A parte un timido brusio di protesta, sembra che il buon senso sia stato sequestrato a colpi di slogan e mottetti, o piuttosto intercettato e abbattuto come una penosa bestia. Ma è tempo di auguri e le dirò, con un avanzo di decenza, che ritengo che tutto il dissenso sia più reale che dissimulato. Cara la mia croce, non vorrei parlare anch’io di quell’universo parallelo che lei descrive in maniera piuttosto esilarante, per aggiungere del comico al ridicolo. Lei dedicherà tutto il mese di gennaio a comunicare agli italiani i risultati del suo lavoro? Ho i miei dubbi. Lei dedicherà i due mesi successivi a raccontare, ancora una volta, l’atroce favola della sinistra vittoriosa e sanguinaria? Questo è credibile, perché c’è un disperato bisogno di eroi in giacca e cravatta: o, al limite, della loro miserabile parodia. Lei arranca - come tutto il Paese -  e quando arranca se la prende con l’ideologia o con i folletti, cioè i rampolli dell’ideologia. La cosa non mi sorprende: c’è un evento mitico all’alba del suo regno catodico, Canale 5, e al crepuscolo ci saranno colossali balle (che, a scanso di equivoci, sono sempre in allestimento: prima o poi torneranno utili). In ciò, la filosofia, l’argomentazione, lo logica, diventano nemici mortali. La parola d’ordine è sconfessare, e ci attendono mesi di dichiarazioni, smentite, contraddizioni e vere e proprie antinomie della ragione: e una cornice di barzellette, perché il popolo ama sorridere: siamo un popolo di euforici che deve andare alla ghigliottina di buonumore. Zac.

[...]

Il discorso è in versione integrale su Unità di Crisi.

December 17, 2005

CSI, Buio, Tookie, Venaus, il presepe e Biondillo

Su Unità di Crisi:

CSI, di Wang;
Buio
, di Emiliano dei Loungerie;
Stanley "Tookie" Williams, avevni n modi per morire, collettivo;
A Venaus [Video], di Strelnik;
Il presepe e la performativa fase mistica, di Mirumir;
Biondillo e Cucchi: la teoria dei colori, che ovviamente di riferisce a questo

December 10, 2005

Crisi e altro

Si pubblica su carta e si pubblica su web: su Unità di Crisi i primi due atti di Dodici di notte di Babsi, piece che ho letto tempo fa: linguaggio, ritmo e idee di altissimo livello (ci tornerò a breve, come anticipato); sempre su Unità di Crisi una bellissima foto di AnomalousNYC, fotografo politico, per così dire (e ultrapremiato, ma credo che questo dettaglio sia irrilevante).

Su Carmilla: Romanzo popolare e fascismo, di Girolamo de Michele; Stephen King, Colorado Kid, di Wu Ming1.

Su Lipperatura Cronache da Courmayer, da seguire i commenti, interessantissimo l'argomento (almeno per me).

December 09, 2005

Cassandra: Amore mio, dategli le vacche

Riporto da Unità di Crisi i trenta monologhi per un romanzo impuro.

[Questo è il secondo, in versione ridotta, come gli altri]

Dunque, ci sono due Enea in questa storia. Sono stata, con qualche millennio in mezzo, prima con Enea il lesto, a giudicare da come se la svignò, e poi con Enea il morto, visto il gesto sublime con cui decise di corrispondere al proprio destino: era scritto, lo si poteva cancellare, nessuno lo fece. E si ammazzò. Ogni tanto sono stata con Enea lo zingaro, che era un po' lesto e un po' morto, oltre che naturalmente votato a fare il pellegrino per tutti i nuovi mondi a cui si potesse dare troiana civiltà. I popoli lo attendevano per dargli le ghirlande, le donne per dargli tutto il resto: resisteva a tutti. Era allergico all'effimero e all'eterno, fiori e matrimoni. Amore mio, dategli le vacche: dalle tette munge la giusta ricompensa.

Achille, la lunga mano di Atena, la sua appendice armata. Riecco Enea, travolto da tutti i bambini e da tutte le donne di Troia, che tornava per parlare di sconfitta. Ho ricordi vaghi qua e là, in mezzo a vuoti in cui ci sono immagini di morte e di Troiani, e ritornelli della consueta speranza. Si tratta di quel tono da scemo che si prende quando si deduce, tutti assieme, l'impossibile: non potevamo vincere ma ci credevamo immortali. Non c'era più bisogno di negare apertamente ciò a cui nessuno credeva. Il fatto che fossimo noi stessi a dirlo, assolutamente indegni di fiducia, dava il senso complessivo del clima da ultima ora che si andava creando attorno all'esistenza. Ci bastava guardarci negli occhi come i vitelli quando capiscono che si stanno avvicinando grandi festini. Si muore nella quantità.
Al nono anno ci fu un momento di grande perspicacia collettiva. Si era arrivati a pensare di potere prendere i Greci per vecchiaia; poco alla volta, di farli avvizzire. Ché, se in tanto tempo non erano arrivati a Troia, piano piano si sarebbero dimenticati di noi. Ma vincere ci era vietato dagli dèi, finché prestavamo loro fede. Una volta traditi dagli dèi, messi da parte dalla confraternita celeste, ci fu vietato da Ulisse, il gentiluomo che, per indovinare dove colpire, era rimasto dieci anni ad ammazzare qualcuno di tanto in tanto e nulla più; per cercare di capire ciò che ufficialmente si poteva capire del nemico, in realtà ciò che egli avrebbe temuto da se stesso. Ulisse, che aveva tutte le paure, aveva anche ragione. Ma c'è un altro Ulisse che la storia rimpiange, che si distingueva dal primo per lo sciame di mogli e concubine che facevano concorrenza a Penelope e alle Pizie: un drappello di streghe, maghe e puttane dei porti. Ulisse non cede alla lusinga, non cade in tentazione: le calcola, le piega al suo comodo. La tentazione gli serve come il capro nell'isola di Polifemo, a levarsi dai guai e salvare la pelle; e gli dèi lo assistono, vigliacco e fortunato. Quello che è passato alla storia come un eroe di altissimo ingegno era in realtà un temperamento volgare, un campione di destrezza e astuzia tra ingenui e maldestri. Un eroe così come è giusto che sia. Ulisse non ama, si sistema. Non tradisce mai completamente e, quando si dà, si dà in prestito; tutto, nella sua testa, è asta e tornaconto. Se anche piange, sta versando lacrime su un cattivo investimento; se lo vedi a letto con una donna, è già in trattative. Eppure, si ama quest'uomo. Dico eppure ma dovrei dire infatti, perché tra tutte le deformità si ama quella deformità che più ci somiglia e che sembra aver successo.

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December 07, 2005

Unità di crisi: Steve Elson

[Breve segnalazione]

Su Unità di Crisi c'è una bellissima foto di Steve Elson (oltre al mio "Fra A e B: il logico 1", che interesserà chi sta leggendo il romanzo impuro: ecco A e B, per chi li avesse persi)

December 06, 2005

Il cazzo è un oggetto sacro {Uno, Egitto, monologo di Neithotep}

Riporto da Unità di Crisi, a cominciare da oggi, i trenta monologhi per un romanzo impuro.

[Questo è il primo]

Dormirò in una tomba che tutti vedranno…dormirò…dopo qualche spasimo di dolore: è qui che si manifesta il delirio, secondo il medico, che infatti è morto. Per una sola donna si scaveranno fosse da faraone: che senza dubbio accoglieranno pioggia, merda e sangue di schiavi, prima dell’alfabeto sacro: M-U-O-I-O, leggilo come ti piace, l’amore circola nella mia testa come un ladro in fuga, come una mosca nella latrina, come quel cazzo che ti pare.
Prima dei vermi, le pietre parleranno con me: voglio sapere. Un infame destino strimpella le mie corde: maldestro, quanto è maldestro vivere. Con questo manichino attaccato all’anello, il devoto marito di una pregiata puttana, lo sperma della padrona, mi sono guadagnata colui che luciderà la cintura per tutta una vita, colui che lastricherà le giornate di una noia atroce: e una testa da infilare tra le gambe, uno stupido compiacente, un docile imbecille per allietare la fica, un compagno di bave completamente inetto, ma utile in certe occasioni. Rare, per la verità. Con tutto questo niente e la venerazione di un popolo, con un esercito che vomita zoppi, con i cadaveri ammucchiati in giardino, verrà il giorno: e io, allevata nell’orto dei castrati, una giovinezza ignobile per la ragion di stato – vivere per il regno – innalzerò un tempio a me stessa, adoperando gli anni per stanare la bellezza che perderò in un istante, bene che vada e crepando fresca: con la faccia macchiata dalla sola virtù del manichino, s’intende; o del primo che passa.

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