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Strange days

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January 19, 2006

Una specie di vaffanculo.

Sarà riesumata la salma della verità. Non servirà a nulla. Ecco finalmente lo storico annuncio, una di quelle occasioni per cui si sciupa la parola epocale, il senso del nulla visto con l’occhio lungo della storia, ossia il patto tra i morti di ieri e i morti di domani. Il velo è stracciato, il dolore è finito, il sangue è bevuto: si muore, ma senza l’aria da melodramma. Dunque, mentre scrivo aumenta il numero dei morti: la famiglia li piange, la bara li coccola e la morte fa semplicemente la morte, l’attività spregevole e doverosa di allungare la mannaia. Ci fa così orrore che per tutta la storia della letteratura non facciamo altro che rappresentarla in posa antropomorfa, una donna vestita di nero e abbigliata come un albero di natale: come piace a lei, che ha cominciato a recidere teste dai primi istanti del mondo, quando il paradiso terrestre si dimostrava un fallimento ed i precipitati iniziavano ad aspirare alla medaglia d’oro dell’eternità. Ci accompagna così, nobili decaduti del cielo, nelle zone in cui il culo brucia o in quelle in cui si raffredda e riposa. Secondo la ridicola versione di chi ritiene, per religiosa aberrazione, che morire sia come traslocare verso l’Alto o verso il Basso e nell’imminenza del trasferimento giunge le mani o si inginocchia alla sua Mecca.
Per chi dubita dell’aspetto scientifico della religione, della sua capacità di far previsioni sulle sorti dell’umana carcassa, resta la convinzione che l’angoscia sia l’unico senso, per nulla profondo, e che ciò che seguirà alla morte di uno sarà soltanto la morte di un altro; con la lacrimevole speranza di essere almeno surrogabili: e di avere l’angoscia ad un prezzo competitivo. Leggi qui il mio sorriso disperato, per nulla diverso da quello di un pagliaccio che reciti sotto tortura. Uomo e menzogna è un antico amore che trova sempre nuove conferme, i miei amici lo sanno.
Cosa ci aspettiamo. Noi che scriviamo; gli inconsolabili,  i discoli dell’esistenza che vorrebbero sempre di più e non fanno altro che distribuire a piene mani l’umore nero in cui impegnano l’opera di una vita. E' solo una visione barocca di una stupidaggine contemporanea, gli stessi disperati sono lestissimi a vendere culo e coerenza per una buona claque, e a disperare in tempi futuri.
Tuttavia. Non c’è niente che non sia qui, ed anche qui non c’è di che dichiararsi soddisfatti. Un uomo può cullarsi nel dopo tanto quanto un elefante può promettere di volare tenendosi appeso alle proprie orecchie. Nulla lo vieta. Il sangue è bevuto: seguiranno altri morti, altre cronache addolorate, altre lacrime nel gocciolatoio; i solenni fasti di una marcia funebre, un mucchio di parole su un mucchio di ossa. Onore all’antica astuzia: dimenticare per vivere. Ecco il velo, era uno straccio.

January 09, 2006

Rincoglionire o meno (e come)

Le delusioni tengono il ritmo delle promesse, e in questo periodo le promesse ballano, piroettano e poi si dissolvono, insieme alle voci fintamente confortanti di chi è abituato a vendere persino le corde vocali, pur di vendere qualcosa. Due fustini del miglior detersivo senza marca per un fustino di moda, cioè io, per fortuna poco riconoscibile, che non lava né meglio né peggio, a volte non lava neppure: e ci si ferma alla scena, a questa scena. Qui ci vorrebbe Astolfo, lo cercherò in serata. Per ora mi occupo del biglietto e degli addii: è sicuramente vero che non ho una grande fiducia nell’umanità, probabilmente perché le tragedie non avvengono nel cortile del signor Bianchi o di Mr. Pink, ma hanno una dimensione spudoratamente universale. Sono milioni gli uomini colpevolmente indulgenti e politicamente proni. Tuttavia, in un altro senso, ho fiducia negli uomini: in questo uomo, in quella donna, in quel tale che mi ha dedicato tempo senza chiedere in cambio d’essere adorato. Non è, questa, un’apologia della povera gente, tutt’altro. Domani salirò su un treno e sarò lontano. C’è una buona dose di finzione che non riuscirei a tollerare a lungo: o almeno, così mi sembra. Da un certo punto in poi, ci si aspetterebbe da me la stessa finzione: questo non è possibile, sono un incompetente del settore. Sono sicuro che qualcosa non sia esattamente come appare, che qualcuno non sia esattamente come si mostra, e non per analisi statistica, ma per eccessi di zelo che improvvisamente si dileguano quando manca la compiacente risposta. Compiacere è un crimine, forse il peggiore, che possa commettere uno scrittore: perché assecondare un teatrino che si scruta con sospetto è, automaticamente, trasfigurarsi in attore-soldato di una commedia disgustosa, e abolire con un colpo di spugna la coscienza critica che fino al giorno prima rampognava il mondo, o giù di lì (dando per scontato che rampognare non sia esattamente un'attività edificante).

December 19, 2005

Mettiamo le cose in chiaro (odio stratificato e amore semplice)

(ripubblico, per un'amica distratta, che ha linkato una versione inesistente di questo post)

Odio la prontezza con cui lo scrittore scaltro ma quasi privo di talento riconosce un talento di grado superiore per non vedere annichilito il proprio; odio i ricchi di spirito, perché allagheranno il mondo di lacrime pretendendo di singhiozzare per le cause migliori; odio le vittime di se stessi, perché piangono il vinto per congratularsi col vincitore; odio gli avvocati della grammatica, perché sono mediocri correttori di bozze e predicano tra i refusi; odio la mia coscienza, perché mi sento in dovere di ricambiare i suoi sentimenti;  odio l’attivismo del leccapiedi, perché si dedica sempre a piedi banali; odio gli amanti ipocriti, perché sanno benissimo cosa dirsi, e lo fanno; odio i giovani lacerati dall’amore, perché sono l’esercito del ventunesimo secolo e non c’è un pacifista che provi a fermarli; odio i presuntuosi, perché sono stato tra loro, risultando spregevole; odio le vergini, perché non sanno cosa le aspetta, eppure aspettano; odio di nuovo le vergini, perché vivono una vita ascetica e assegnano al cazzo un valore mistico, fallendo come puttane e come sante; odio gli amatori licenziosi, perché si permettono di fare ciò che nessuno potrebbe vietargli, e così si sentono liberi; odio i prosaioli del nudo fatto (e non i prosatori), perché il mondo non è una tredicenne acqua e sapone; odio gli spiriti liberi, perché se sono spiriti non sono liberi; odio gli uomini che spargono incenso sulla mia dissacrata testa, perché il loro disprezzo è purissimo ma la loro intenzione è francamente incomprensibile; odio gli amici di dio, perché non hanno fatto nulla per guadagnarsi quella amicizia, ma ne vanno ugualmente fieri; amo chi mi ama, perché conosce qualcosa che io non conosco e mi piace imparare; amo la rabbia delle persone oneste, perché si fanno giudicare dagli atti ma si fanno credere con le sole parole. Io non ho altro. La mia fortuna è grande.

(Come disse quell’angelo austriaco: “ciò che qui ho scritto non pretende di essere nuovo, nei particolari; né perciò cito fonti, poiché m’è indifferente se già altri, prima di me, abbia pensato ciò che io ho pensato”. In realtà non saprei dire se stia citando e tutti i rancori di cui si parla sono genuinamente miei... Aggiungo che qualcuno si riconoscerà; qualcun altro eviterà di farlo, e lasciamo che i minimalisti muoiano; sono a disposizione per i casi ambigui.).

November 07, 2005

Ricognizione nel mondo letterario - 1 (Nazione Indiana 2.0)

(Dopo un'estate trascorsa provando a galleggiare nella merda altrui, che in genere si offre sottoforma di viscido pettegolezzo, mi sembra il caso di dedicare queste vecchie riflessioni ad alcuni dei più limpidi imbecilli che mi sia capitato di conoscere negli ultimi anni, e che per coincidenza scrivono su Nazione Indiana 2.0: ciò non significa che tutti coloro che scrivono su Nazione indiana siano imbecilli, significa solo che qualcuno non faticherà a riconoscersi. Più tardi, in ogni caso, li soccorrerò nella patetica agnizione) 

Quando finiscono le parole, il giorno seguente, i rapporti diventano cimiteri in cui gli affezionati cadaveri si ostinano a cercarsi, a mentirsi, a ricattarsi. Ci si confessa solo con i muri, e con le orecchie pronte degli amici che hanno divorato qualunque frottola e distribuito ogni genere di indulgenza: conosco almeno tre persone il cui ruolo istituzionale consiste nel calare la testa ed annuire, prima di andare a dormire, come farebbe un prete insonne e dall’ostia facile. Condonare, rimettere e legittimare: è la graziosa benevolenza degli idioti che ci concede il potere di continuare a parlare, quando sappiamo che solo gli idioti staranno a sentire. Che bella responsabilità: fare tutta la vita il direttore degli idioti, per poi dipendere dai loro amorevoli e ripugnanti gesti, e arrivare persino a desiderarli, attenderli, sospirarli. Se c’è una cosa che non posso fare è lasciare una biografia in mano ad uno stupido, qualunque biografia, e soprattutto la mia. Se anche scrivessi per tre persone, come sembra, non vorrei mai che la loro vita diventasse mia, né che la mia diventasse loro. Non devo andare incontro a nessuno, e chi pensa che lo scrittore sia un infermiere farebbe bene a leggere Liala, per curarsi con la melassa. Il lettore non va aiutato, va torturato. Ma è veramente difficile seviziare qualcuno con le sole parole, perché uno spirito ben disposto fraintenderà tutto ciò che si può fraintendere, e avrà l’impulso irresistibile a rivedersi nei personaggi e nell’autore più diversi da lui: nella sua testa, è tutto un menare pacche e riceverle. Adesso mi spiego: io in realtà sono democratico, siamo tutti democratici. Ma io non sono democratico oggi, qui e in questa circostanza, perché le sfumature di questa bella comunità delle lettere, alle ore tre e trenta di lunedì, mi fanno orrore. Domani vi amerò, vi amerò tutti insieme, e organizzerò quella grande orgia che promettevo tanto tempo fa. Quel tuo accento vagamente straniero, in questa nazione di lettori ingordi e inesistenti, allo scoccare dell'ora in cui i più industriosi segaioli si gingillano il cazzo, potrebbe recarmi un po’ di sollievo. Se non altro per averlo rinnegato appena in tempo.

October 28, 2005

Troppi impegni, pochi quattrini e varie stranezze

Qualcuno avrà notato come io stia trascurando gli impegni presi (Lello, non mi sono dimenticato: sei uno di quei tre-quattro che non mi hanno rotto il cazzo, e non è poco). Cancellerò alcuni post: improvvisamente non ho tempo per le polemiche, e per il resto avrò bisogno di qualche giorno in più, compresa ristesura di alcuni appunti. Mentre mi accingo alla vita del nullatenente, accetto la prima offerta: un fotomontaggio da recapitare via mail in Australia (se poi qualche amico traduttore, anche dietro compenso, avesse qualche ora da perdere, io avrei in mente di esordire su una rivista letteraria australiana: un modo elegante per congedarsi da quei gallinacei che mi starnazzano nelle orecchie da luglio).

(continua...)