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Strange days

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November 30, 2005

Due allucinati per una sola visione

Lei – In che secolo siamo?
Lui – E ti rivolgi a me? Io sono il secolo.
Lei – Dobbiamo annotare la data, questa discussione è un pezzo di storia. La tua ingenuità mi commuove. Vieni dalla tua Circe, qui...
Lui – Mi trasformerai in porco?
Lei – Vai benissimo così.
Lui – I porci non sanno scrivere.
Lei – Nemmeno tu, ma questo sarà il nostro segreto.
Lui – Sissignora.
Lei – Devi fare progressi nelle tue conoscenze, ti si sfotte troppo.
Lui – Sono invidiosi.
Lei – Sono invidiosi del tuo successo.
Lui – Quante copie abbiamo venduto?
Lei – Mettendo insieme le mie e le tue?
Lui – Sì.
Lei – Uno sputo.
Lui – Devi darti da fare, mia governante.
Lei – Ci sono certi rompicoglioni…
Lui – Se solo sapessi…ma non so!
Lei – Quando fai così non posso fare a meno di amarti.
Lui – Amiamoci pure.
Lei – Mi basta un amore a senso unico.
Lui – Ed io?
Lei – Tu avrai fortuna, tu sarai il genio.
Lui – E avrò anch’io la mia porzione di figa?
Lei – Il millennio è appena iniziato.
Lui – Diciamo sempre le stesse cose.
Lei – Li dobbiamo convincere.
Lui – Quanto ci vorrà?
Lei – Non posso fare previsioni.
Lui – Io vedo molto in là…il mio nistagmo si getta sull’infinito, la figa s’imbroda, anche la tua non può esimersi, mi piace la carne, io sono un telescopio con il cazzo moscio, ma il batacchio si sistema, e la letteratura lo nobilita.
Lei – Quando scrivi sei cosciente?
Lui – Quanto adesso.
Lei – Non lo dire in pubblico.
Lui – A quei mille sfigati che mi leggono?
Lei – Proprio a loro: non dire nulla.
Lui – Il mio spirito è profondo.
Lei – Lo so, lo so…
Lui – E gli altri non lo sanno?
Lei – Ma certo che lo sanno, anche se non lo vogliono ammettere.
Lui – Ho un’idea.
Lei – E’ un grande momento!
Lui – E se invece di fare il critico facessi l’aguzzino a tempo pieno? Devono confessare il loro amore per me.
Lei – Il tempo ti darà ragione, ma non li posso torturare. Anche se mi piacerebbe.
Lui – Sono quasi un vecchio.
Lei – Dopo la morte entrerai nell’Olimpo.
Lui – Dove entrerò? Di che catafalco si tratta?
Lei – Lascia perdere.
Lui – Ma non si possono forzare i tempi?
Lei – Dovremmo evitare di metterci in ridicolo. Siamo morfologicamente diversi, io e te.
Lui – Siamo la nuova specie.
Lei – Se ne accorgeranno.
Lui – Mi fido.
Lei – Perché hai iniziato a scrivere?
Lui – Perché avevo finito il latte.
Lei – Puoi spiegarti meglio?
Lui – Certo. Un bel giorno spalancai il frigorifero, gettai tutto all’aria, e non c’erano altro che pezzi di carne. I pezzi di carne si misero a volare per la stanza, era un giorno di festa…
Lei – Non divagare.
Lui – In effetti cercavo il latte. La sera prima avevo vomitato l’anima, l’anima non contiene latte, perciò da qualche parte doveva essere rimasto del latte.
Lei – Lo avresti trasformato in un’anima. Sei il demiurgo.
Lui – Sono un masochista.
Lei – Devo scrivere tutto, deciditi, masochista o demiurgo?
Lui – …
Lei – Sì?
Lui – …
Lei – Perfetto.
Lui – …
Lei – Ovvio, il rischio sta nel modo in cui esponi la tua sofferenza.
Lui – …
Lei – Questa è arte! Letteratura, grande pezzo di ghiaccio, continente emerso…tutti i fili nelle mie mani.
Lui – Sissignora.

November 29, 2005

The tag revolution - LIbertà: Un intervento interessante

Riporto testualmente un commento dal mio photostream, in inglese, senza cambiare una virgola.

Ivan,

While I think the UAE practice of blocking flickr is highly questionable, it's also clear that Yahoo/Flickr are pretty far from being bastions of free speech themselves. The people in the UAE are not suffering terribly from not being able to browse Flickr, which is really just an entertainment site with small pockets of porn and even smaller pockets of serious political expression. There aren't any UAE residents, to my knowledge, being thrown in jail for expressing political messages on Flickr. A case can be made that Yahoo/flickr hasn't done enough to keep harmful material away from minors. What's far more important is to highlight and protest Yahoo!/Flickr's providing of information to the Chinese authorities leading to the imprisonment of Shi Tao for 10 years for revealing warnings made to Chinese newspapers about coverage of the 15th anniversary of the Tiananmen Square massacre. Yahoo!, the company we support with our $$$, is also infamous for censoring its search results in China. Yahoo/flickr clearly does NOT represent free expression where it counts-- the company is helping truly oppressive governments eliminate legitimate reporting and its actions directly lead to the imprisonment of its own users. So... people who are truly serious about free expression should stop giving Yahoo! their money. Spread the word about Shi Tao (more info from Reporters Without Borders and the BBC.) Close your Pro accounts in protest like Stephen Shephard did. Write to Stewart and Caterina (flickr founders) and ask that they resign in protest-- unlike many Yahoo! workers they can afford to resign and such action would send a strong message to Yahoo! management. Even if it is uncomfortable because our friends are working there, we have a responsibility to speak up loudly against Yahoo/flickr as it is our financial support of the company which contributes in part to the company's oppression in China. Why should we help Yahoo/flickr get access to more customers in the UAE, when Yahoo/flickr is helping oppressive governments throw Yahoo/flickr users like us in prison for simply reporting the truth? Complaining about the UAE's standard of decency won't help anyone, but hitting Yahoo's bottom line is a surefire way to make a truly meaningful difference. Yahoo!, flickr's parent company, helped put this Chinese reporter in prison for simply reporting the news. Join the Free Shi Tao (Yahoo!'s political prisoner) group and spread the word!

November 28, 2005

The tag revolution e Unità di crisi - aggiornamenti

Prima di una lunga (doverosa e richiesta) postilla sulla Tag revolution, denominazione insolitamente austera di un'idea banale ma efficace, qualche aggiornamento:

c'è qui una petizione da firmare (sarebbe importante anche farla girare), dal titolo vagamente retorico, ma dal contenuto chiaro, almeno per quanto riguarda gli obiettivi minimi (si rifiutano certi provvedimenti, qualunque siano i motivi: e gli autori);

qui, a cura di Tsunami, c'è una traduzione in italiano della petizione (più alcune utili informazioni), consiglio di leggere il post;

della libertà negli Emirati Arabi discuterò nei prossimi giorni con alcuni ragazzi di Dubai, ma nel frattempo devo ringraziare Babsi, grande esperta di geopolitica oltre che grande scrittrice, per alcuni suggerimenti riguardo le correzioni da apportare al testo della petizione (che ancora nel tardo pomeriggio risentiva di un patriottismo sospetto);

la Tag revolution riparte in mattinata, nessuno ci rincorre: in attesa dell'opinione di qualche giornalista e delle risposte da parte degli amministratori di flickr;

su Unita di crisi, cambiando discorso (si dice che sia uno scrittore), c'è il secondo dei trenta monologhi di un romanzo impuro: "Amore mio, dategli le vacche..."

(Aggiornamenti in corsa...)

Di libertà (e Tag revolution) di parlerà alle 23.00 del 29 novembre su radionation, canale 1

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Pausa. Ovunque dei falliti emergono, affiorano, galleggiano: allevati da generazioni addestrate a gustare la merda e pronti ad istruire i discendenti alla stessa scuola. La dottrina si tramanda, i signori dello sterco hanno trovato un regno già pronto ad accoglierli, questo mondo, non un altro. Questo mondo non si avvelena mai, sopravvive a tutto: ha dimostrato, nel corso dei secoli, di poter tollerare un numero incredibilmente elevato di cretini, farabutti, gaglioffi e canaglie non meglio specificate. E’ un mondo che digerisce ogni stronzo, ogni minchiata, ogni marito violento, ogni moglie violentata; ogni ingiustizia e ogni mente deforme: il peggio si realizza ogni giorno, e tutto il lavoro intellettuale si riduce all’opera titanica di spalare tonnellate di quella stessa merda defecata col filo a piombo, con precisione verticale e quotidiana come la pioggia senza il vento in un inverno sempre uguale, perché ci sono intemperie che durano quanto la storia dell’uomo, non un’ora di più. E dopo tante fatiche? Resta un’icona che non rappresenta niente, resta il mio cadavere, veramente poco santo, per nulla diverso dalla carcassa di una buona vacca, una di quelle bestie che non se la spassano troppo a farsi mungere per ore e ore: e io mi faccio mungere, in effetti, e non mi stanco mai di farmi trattare come una gigantesca tetta speculativa, sicuramente più vacca che scrofa, perché io ho un compito, perché io ho una missione, e del missionario ho la divisa immacolata e la coscienza lorda: a mio modo sono perfetto. In tutta onestà, se non fossi diventato adulto in un istante di distrazione, avrei potuto fumare migliaia di sigarette con la consapevolezza di un uomo, perciò non come le fumerebbe uno scimpanzè, una dietro l’altra, e avrei sostenuto di essere un uomo soddisfatto. Tra gli uomini, i peggiori cretini si sentono sempre appagati, ricambiati, felici, coccolati: uomini, appunto. Sono una bestia bisognosa di cure; ho alcune inammissibili manie che, ad ogni modo, riguardano tutte la scrittura: sono una bestia innocua per il genere umano, che ha bisogno di ben altro per contrariarsi. Resta da stabilire se io sia una bestia utile.

Visual comment - A petition for UaE flickr block

the wall should not be able to stop the view of the sky anymore.

Please, consider this petition and the big protest for UaE flickr block

November 26, 2005

The tag revolution – Bollettino - Parte prima.

Premessa: flickr è una delle maggiori comunità online, basata sulla condivisione delle immagini, e serve, come amano dire gli stessi amministratori di flickr, decine di milioni di utenti.

Ieri notte mi scrive un'amica di Dubai: la compagnia telefonica Etisalat, un monopolio di fatto, ha deciso di impedire l’accesso a flickr a tutti i propri utenti. Le ragioni di questo provvedimento sono abbastanza ambigue. Era già accaduto in passato, ma in seguito a una protesta bene allestita, e con qualche trucco, la compagnia telefonica tornò sui propri passi entro pochi giorni, senza fornire grandi spiegazioni. In quel caso era stato bloccato solo il server principale di flickr, per mera insipienza di chi lavora alla Etisalat: ma non si può scommettere in eterno sull’idiozia altrui. Stavolta, infatti, si fa sul serio: si dice, perché ottenere delle informazioni vere e proprie pare impresa vana: mi affido agli amici di Dubai per cercare di capire cosa stia accadendo, ed eventualmente per organizzare una petizione che abbia un minimo di senso (la prima proposta di petizione, più che contenere istanze, conteneva un impresentabile aut-aut dal tono quasi mafioso, a cura di un gruppo di utenti di flickr sicuramente in preda ad eccitazione mistica).
Lancio l’idea di una protesta che viene subito raccolta dalla comunità italiana di flickr, e in particolar modo da JSP e da Beniamino: si parla a chiare lettere di strategia, e si cerca un sistema per inondare flickr di immagini di protesta, in modo che, per ore, sulla grande vetrina delle foto migliori (o più interessanti), quelle di cui far mostra, non appaiano altro che le stesse immagini di protesta. Successo pieno: quello che accade nel giro di dieci ore, a seguito dell’azione scoordinata ma efficace di alcuni intraprendenti folli, tra cui il sottoscritto, è una rivoluzione in miniatura: basta seguire questi link per rendersene conto:

Jean Sol

Benjamino

Roquentin

Ogni foto, nei commenti, rimanda a decine di altre foto, molte con centinaia di commenti, alcune con migliaia di visitatori, come si può constatare dai contatori; la serie dei rimandi è quasi impossibile da seguire: verso l’una di notte la vetrina di flickr mostra ai voyeur soltanto immagini di protesta: centinaia. Come si è potuto ottenere questo risultato? Inceppare un congegno automatico, in questo caso l’algoritmo di selezione, oppure sconvolgerlo per scopi politici una tantum, è una questione di logica e di nient’altro: sia dato un algoritmo che seleziona le foto migliori; sia dato almeno un individuo a conoscenza dell’algoritmo: c’è tutto quello che serve, basta agire. Su questo punto sarà opportuno ritornare a protesta conclusa (il vero successo, ottenere che gli utenti degli Emirati Arabi abbiano di nuovo accesso alla comunità, è ben lontano).

A cosa è servita, dunque, l’apparentemente frivola conquista della vetrina? A presentarsi presso gli amministratori di flickr con delle credenziali, per chiedere che venga pubblicata una segnalazione della protesta sul blog principale, che conta milioni di visitatori al giorno (in parole povere: a urlare ancora più forte e sperare in qualche giornalista di passaggio). Ho i miei dubbi che all’Etisalat si stapperebbero bottiglie di spumante, e non solo per prudenza intestinale o per tradizioni alimentari.

E’ in corso di stesura il testo inglese di una petizione, meno arrogante della prima, abortita sul nascere, e più efficace possibile.

Nel frattempo, credo sia il caso di riprovare con i visual comments, già testati, che sono un ottimo strumento per diffondere una notizia (non certo in Italia).

Una breve annotazione riguardo il titolo, the tag revolution: una delle idee fondamentali consisteva nel provare a coinvolgere gli utenti flickr nella protesta senza interpellarli direttamente (operazione impossibile), ma facendo apparire nella classifica dei tag più comuni delle ultime 24 ore tutte le parole chiave correlate con la protesta: facile, se si ha a disposizione da mesi un gruppo con centinaia di utenti, messo in piedi esattamente per questo scopo, e utilizzato solo in rare occasioni. Ha funzionato, e per adesione spontanea, in barba agli scettici, ai disfattisti, e a coloro che sostengono che il potere di un mezzo di comunicazione, qualunque sia il mezzo, è sempre e soltanto il potere dei potenti. Balle: allettanti balle per ratificare un’inerzia intellettuale che, da più parti, si consiglia come sistema di vita (a prescindere dall’eventuale fallimento della protesta, sempre molto probabile: ma non si scommette certo sapendo di vincere).
Seguiranno aggiornamenti e spiegazioni più dettagliate.

P.S.: in tutto ciò, naturalmente, non manca l’involontaria opera di ostruzionismo intellettuale di chi pensa che la rete sia fatta solo per l’esibizione di uno smisurato sé o per la vendita di monocoli per corrispondenza.

(segue qui)

Visual comment: UH! (MAN IS BORN FREE AND EVERYWHERE HE IS IN CHAINS: AKA UNBLOCK FLICKR IN UAE)

L'immagine è di Jean Sol

UH! (MAN IS BORN FREE AND EVERYWHERE HE IS IN CHAINS: AKA UNBLOCK FLICKR IN UAE)

November 25, 2005

Claude Renault, Thomas Bernhard e Strelnik: su Unità di Crisi

Sono completamente felice, dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi, dalla mano sinistra alla destra, come se fossi una croce.
(Thomas Bernhard)

Con una citazione di Bernhard inizia Taberna's Poor History di Strelnik: vale la pena di leggerlo.

Sempre su Unità di Crisi una splendida foto di Claude Renault: potete leggere qui una sua intervista in francese, e sfogliare online una sua recente mostra. La tentazione di intervistarlo in italiano è forte (anche perché Claude si esprime in un italiano quasi perfetto).

 

November 24, 2005

Il martirio di una donna

(a proposito di Stati d'Assedio)

La donna, si dice, ha bisogno di essere protetta. E la si protegge! Nei rapporti di coppia questo gioco ipocrita arriva al punto che la tutela si trasforma in martirio. Da quale tremendo orco la si deve difendere? Dall’uomo, naturalmente. E chi, in questo girotondo della menzogna, rappresenta il servizievole cavallerizzo della figa? L’uomo, ancora una volta. Ma questo è un gentiluomo, mentre quello di prima era un immondo gaglioffo. Questo rompicapo della verità umiliata è talmente diffuso che chi si rifiuti di ammetterlo come patto implicito di un rapporto di coppia rappresenterà, agli occhi della comunità, un novello Astolfo: un simpatico e disadattato extraterrestre, un abitante di altri mondi, lontani e irreali. Un idealista invasato di buona fede e libertà, ovvero dei peggiori istinti antisociali. Nel gioco della protezione dissimulata la vittima è la donna, e di solito il suo compagno è un carnefice sufficientemente consapevole: le telefona alle due di notte per sapere se lei stia bene, se goda di buona salute, se in quelle cinque ore di assenza non sia per caso inciampata sul gatto; le chiede di portare sempre con sé il telefono, manco dovesse nutrirlo, ma preferirebbe che indossasse un microfono vivavoce; la riempie di consegne e raccomandazioni contro gli altri maschi, i comuni amici dotati di batacchio, dei quali conosce l’indole farabutta e scopereccia, perché è egli stesso il più illustre esemplare della mandria; la accompagna quando vorrebbe restare sola, esattamente come farebbe un diligente secondino, e viene da chiedersi di quale infame delitto si sia macchiata: perché il castigo procede dal delitto, o almeno così si dice. Al ritorno da un lungo viaggio l’uomo, il compagno, il promesso sposo, prima ancora di avviarsi alle abluzioni, fa la conta dei preservativi, perché si suppone che la donna sia traditrice ma ingenua: un’apostata del cazzo che tuttavia non penserebbe mai di poter comprare una propria confezione di preservativi. Non è una vita, ma un bagno penale. Non dirò a nessuno “liberatevi”, perché chi si infila di propria iniziativa in un reclusorio del genere deve pur avere una forte attitudine alla penitenza, e qualche forma di masochismo che mi sfugge. Ma se vi sorgesse il dubbio, anche per un solo istante, che si possa vivere in un modo diverso, non date ascolto alla voce del padrone, che indica sempre la retta via: “non deviare, amore mio: mia galeotta.”.

Visual comment: Mr. tall or Mr. Scarpa

Mr. Tall or Mr. Scarpa

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